Tre luoghi, un solo viaggio: la Puglia raccontata attraverso l’acqua


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22 settembre 2026

immagine di copertina

Dalle fontane storiche che hanno cambiato la vita delle città a un palazzo in cui l’acqua diventa arte, fino alla cascata che segna il termine di un lungo viaggio. La storia della Puglia si può leggere anche attraverso l’acqua, seguendone le tracce nelle piazze, nelle strade e nelle architetture che raccontano la trasformazione e lo sviluppo della regione. A guidarci in questo itinerario tra memoria, bellezza e curiosità è Simona Cardone, guida turistica abilitata della Regione Puglia, che accompagna cittadini e visitatori alla scoperta dei simboli e delle storie custoditi in questi luoghi.

Le fontane storiche, piccoli monumenti di civiltà

Il viaggio comincia da Bari, in piazza Umberto I. Qui, il 24 aprile 1915, sgorgò ufficialmente la prima acqua pubblica della città. Quel primo zampillo rappresentò il completamento di una grande opera e al contempo segnò l’inizio di una nuova quotidianità, aprendo una stagione di progresso sociale, con il miglioramento delle condizioni igieniche e sanitarie.

Nel borgo antico si incontra anche la fontana siamese di strada San Marco (un raro esemplare a due becchi) progettata per permettere a più persone di bere contemporaneamente. Una soluzione semplice e funzionale diventata, nel tempo, una preziosa testimonianza del passato.

Fontana Siamese di strada San Marco

A Foggia, la Fontana del Sele è uno dei simboli più riconoscibili della città. Conosciuta anche come Fontana di piazza Cavour o Fontana dell’Acquedotto, fu inaugurata il 21 marzo 1924 per celebrare l’arrivo dell’acqua del Sele nel capoluogo dauno.

Progettata dall’ingegnere Cesare Brunetti e realizzata in cemento armato, riproduce la forma di una stella marina a cinque punte. Eppure quella fontana, oggi così legata all’identità di Foggia, doveva essere soltanto provvisoria: costruita per la cerimonia inaugurale, avrebbe dovuto lasciare il posto a un’opera monumentale in bronzo e marmo. Non fu mai smantellata e, da soluzione temporanea, divenne uno dei luoghi simbolo della città.

L’avvenimento ebbe una risonanza tale che la prestigiosa rivista nazionale “Domenica del Corriere” gli dedicò una copertina illustrata da Achille Beltrame.

Il racconto prosegue nelle piazze e nelle strade di tutta la regione, dove ancora oggi si incontrano le caratteristiche fontanine in ghisa dell’Acquedotto Pugliese. Sono le “cape de firr”, come vengono chiamate familiarmente: presenze discrete che hanno accompagnato l’ingresso dell’acqua nella vita quotidiana delle comunità.

Un tempo punti essenziali di approvvigionamento, oggi sono monumenti diffusi di civiltà e progresso sociale. Continuano a offrire acqua e ristoro, ma custodiscono soprattutto la memoria di un’epoca in cui ogni nuovo zampillo rappresentava una conquista.

«Le fontanine storiche raccontano il cambiamento portato dall’arrivo dell’acqua nella vita quotidiana della città. I visitatori sono molto interessati a questa storia e alle testimonianze del passato. Spesso mi chiedono di aprire la manopola per fotografare proprio l’acqua che sgorga. Nelle giornate più calde, poi, le fontanine diventano anche una preziosa occasione di ristoro.»

Il Palazzo dell’Acqua, una storia nascosta nei dettagli

Palazzo dell’Acqua

Nel quartiere Umbertino di Bari il viaggio assume le forme dell’architettura e dell’arte. Costruito tra il 1927 e il 1935, il Palazzo dell’Acqua fu concepito non soltanto come sede dell’allora Ente Autonomo Acquedotto Pugliese, ma anche come simbolo della conquista dell’acqua in una terra che ne aveva sofferto a lungo la scarsità.

L’ingegnere Cesare Brunetti progettò un edificio ispirato al romanico pugliese, mentre Duilio Cambellotti ne curò le decorazioni e gli arredi. Il suo intervento interessò ogni elemento: dalle facciate ai soffitti, dai pavimenti alle porte, fino alle finestre, alle vetrate, alle sculture e ai mobili.

Nel Palazzo nulla è soltanto funzionale. Ogni elemento compone un universo di richiami all’acqua e al territorio pugliese. Anche una maniglia, una cornice o un dettaglio apparentemente secondario può trasformarsi in un simbolo da riconoscere.

Uno degli ambienti più suggestivi è la Sala del Consiglio. I profili delle città pugliesi, i ponti, i trulli e i paesaggi dialogano con le figure delle lavandaie, le giocose schermaglie dei bambini e i giovani puledri intenti ad abbeverarsi. Nell’atrio interno, la fontana “L’albero della vita” riassume la vocazione dell’intero edificio: celebrare l’acqua come origine di benessere, sviluppo e progresso.

La visita si trasforma così in una sorta di caccia al tesoro. La guida suggerisce dove posare lo sguardo, ma è il visitatore a scoprire i dettagli e a ricostruire il racconto disseminato nelle sale:

«Il Palazzo dell’Acqua, con la sua architettura e le facciate in pietra, rappresenta un unicum nel quartiere Umbertino di Bari e sorprende i visitatori, sorpresi dalla cura dei particolari, già dall’esterno. Entrare significa intraprendere un percorso alla scoperta dei simboli legati all’acqua, disseminati da Duilio Cambellotti nel legno, nella pietra, nel marmo, nel ferro battuto e nel vetro. Il vero protagonista è il visitatore, chiamato a osservare, cercare e lasciarsi sorprendere, mentre la guida lo accompagna e lo aiuta a guardare il Palazzo con occhi più attenti.»

Il Palazzo dell’Acqua apre le sue porte al pubblico con visite guidate gratuite ogni sabato e domenica, alle ore 10 e 11 (Prenotazioni aperte su www.aqp.it).

La Cascata Monumentale, dove l’acqua incontra il mare

L’ultima tappa conduce a Santa Maria di Leuca, all’estremo lembo della Puglia. Qui la Cascata Monumentale segna simbolicamente il compimento del lungo percorso dell’acqua attraverso la regione.

Progettata da Cesare Brunetti e completata nel settembre del 1939, l’opera si sviluppa lungo la scarpata naturale compresa tra le due scalinate che collegano il piazzale del Santuario alla scogliera. L’acqua supera un dislivello complessivo di circa 40 metri, dando vita a uno spettacolo che coniuga architettura e paesaggio.

Cascata monumentale

Oggi la cascata è alimentata da un pozzo artesiano ad acqua salmastra. Il sistema riversa circa 1.250 metri cubi d’acqua in dodici minuti lungo l’intero fronte, mentre l’illuminazione artistica ne esalta le forme e il rapporto con il paesaggio anche nelle ore notturne.

«La Cascata Monumentale di Santa Maria di Leuca rappresenta il compimento di un lungo viaggio attraverso la Puglia. L’arrivo dell’acqua nel 1939 chiude simbolicamente il percorso dell’Acquedotto fino all’estremo lembo della regione: è uno spettacolo di grande bellezza ed è anche il simbolo del riscatto di una terra che per secoli ha sofferto la scarsità d’acqua e che, grazie a questa risorsa, ha conosciuto benessere e sviluppo.»

Dalle fontane storiche nelle piazze pugliesi al Palazzo dell’Acqua, fino alla Cascata Monumentale di Santa Maria di Leuca, ogni luogo racconta una tappa dello stesso viaggio. Un itinerario lungo più di un secolo, nel quale l’acqua è una chiave per leggere la storia e l’identità della Puglia.