
Siccità più lunghe, temperature elevate, fenomeni estremi in aumento, piogge concentrate in pochi giorni e spesso in luoghi diversi rispetto al passato. La crisi climatica sta modificando il modo in cui l’acqua si distribuisce. Per una regione naturalmente povera di risorse idriche come la Puglia, dipendente per quasi l’80 per cento da fonti esterne, gestire questi scenari è una necessità.
Cambiamento climatico o crisi climatica?
Le due espressioni indicano lo stesso fenomeno, ma lo raccontano da punti di vista diversi.
Il cambiamento climatico descrive le variazioni di lungo periodo delle temperature, delle piogge e degli equilibri atmosferici. Si parla invece di crisi climatica per sottolineare la velocità del fenomeno e la gravità delle sue conseguenze.
Gli effetti sono già visibili. Lunghi periodi senza pioggia si alternano a precipitazioni molto intense. Le ondate di caldo diventano più frequenti, aumenta il rischio di incendi e cresce la pressione sulle riserve d’acqua, come spiega Paola Mercogliano, Principal Scientist della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC).
“Nel Sud Italia il segnale più rilevante non è soltanto l’aumento delle temperature, ma il cambiamento nel modo in cui la pioggia si distribuisce: piove in meno occasioni, con periodi siccitosi più frequenti e prolungati, e al tempo stesso aumentano gli eventi estremi, concentrati in finestre spaziali e temporali più brevi. A questo si aggiunge il fatto che temperature più alte accrescono l’evaporazione: la stessa quantità annua di pioggia si traduce così in meno acqua effettivamente disponibile e utilizzabile per la società. Per un territorio come la Puglia questo significa la necessità di mettere in atto interventi di adattamento e mitigazione”.
Uno sguardo al 2050
Per capire come potrebbe cambiare la disponibilità idrica, Acquedotto Pugliese ha avviato il progetto AQP Climate Change con la Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.
Lo studio analizza gli scenari climatici fino al 2050, con particolare attenzione agli invasi interregionali che contribuiscono per quasi il 60 per cento al fabbisogno potabile della Puglia.
Le previsioni indicano un graduale aumento delle temperature e una diversa distribuzione delle precipitazioni. Potrebbe piovere di più in autunno e meno in primavera. Siccità e piogge estreme continueranno ad alternarsi.
Il punto, quindi, non è soltanto quanta acqua sarà disponibile, ma quando e dove lo sarà. Una distribuzione meno regolare nel corso dell’anno e lontana dalle infrastrutture di approvvigionamento rende più complesso garantire ogni giorno la risorsa necessaria alle comunità.
“Gli scenari non sono previsioni: descrivono un insieme di futuri plausibili, sulla base di possibili diverse evoluzioni della nostra società, ciascuno con la propria incertezza. Il valore per chi gestisce un servizio essenziale, come AQP, sta proprio qui: lavoriamo con simulazioni climatiche ad alta risoluzione spazio-temporale, adeguate per essere utilizzate sulla scala degli invasi e delle sorgenti che alimentano il sistema pugliese, per capire quali sono le misure da mettere in atto affinché il sistema idrico sia essere in gradodi reggere il nuovo clima ma anche i nuovi rischi che ciò comporta sul territorio” specifica Paola Mercogliano.
Prevedere per proteggere
Studiare il clima permette di prepararsi. Attraverso modelli matematici e idrologici, AQP può stimare la disponibilità d’acqua proveniente da invasi e sorgenti nel breve e medio periodo.
Le analisi riguardano anche i possibili effetti sulle infrastrutture. Gli invasi possono ricevere afflussi più irregolari. Le portate delle sorgenti di Caposele e Cassano Irpino risentono dei periodi siccitosi. In prossimità della costa, la falda può essere esposta all’innalzamento del livello del mare.
Anche i consumi possono cambiare. Con temperature più alte cresce la richiesta d’acqua per gli usi potabili e agricoli.
Il progetto consente di aggiornare la mappa dei rischi climatici, individuare le aree più vulnerabili e stabilire le priorità di intervento fino al 2050.
“La conoscenza climatica diventa utile solo quando entra effettivamente nei sistemi decisionali: quali infrastrutture rafforzare per prime, con quali tempi e con quali modalità, con quali risorse. Stiamo supportando Acquedotto Pugliese per permettere di trasformare gli scenari in indicatori climatici di pericolo, in mappe di rischio utilizzabili nella pianificazione ordinaria dell’azienda, anche garantendo coerenza con altri processi e progetti che abbiamo sul territorio, in particolare nell’ambito del percorso di adattamento della Regione Puglia” conclude Paola Mercogliano.
Reti più efficienti e controllate
Adattarsi alla crisi climatica significa prima di tutto evitare che l’acqua disponibile venga dispersa attraverso il risanamento delle condotte, il controllo delle pressioni e il monitoraggio delle reti per individuare perdite.
Dal 2022 il progetto Smart Water Management di Acquedotto pugliese ha inoltre creato un gemello digitale della rete idrica. Il modello riproduce il comportamento delle infrastrutture e permette di simulare manovre, prevedere anomalie e programmare interventi più rapidi.
Una nuova risorsa dalle acque depurate
Un’altra risposta alla crisi climatica arriva dal riuso. Dopo la depurazione, l’acqua può essere ulteriormente affinata e utilizzata in agricoltura o nelle attività civili e industriali che non richiedono acqua potabile.
Riutilizzare l’acqua significa ridurre la pressione su sorgenti, invasi e falde. Significa anche limitare la competizione tra usi potabili e irrigui nei periodi più caldi e asciutti.
Una responsabilità condivisa
Reti efficienti, strumenti digitali, nuove fonti e riuso rendono il sistema idrico più preparato ai cambiamenti in corso. Ma la tecnologia, da sola, non basta.
Ogni gesto quotidiano può contribuire a proteggere la risorsa. Usare soltanto l’acqua necessaria, evitare gli sprechi e controllare eventuali perdite domestiche sono azioni semplici, ma importanti.
Di fronte a un clima che cambia, la risposta parte dalla conoscenza e diventa responsabilità comune. Perché l’acqua di domani si protegge a partire dalle scelte di oggi.



















