In un’epoca segnata dal cambiamento climatico e da eventi meteorologici sempre più estremi, il modello Puglia-Università di Bari si pone come un esempio di buone pratiche da esportare su scala nazionale ed internazionale. È questo il senso della consolidata collaborazione tra il Dipartimento Protezione Civile della Regione Puglia e l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” (attraverso il DISSPA), che sta trasformando il Bosco Difesa Grande di Gravina in un laboratorio a cielo aperto per la resilienza ambientale.

Due le tecniche protagoniste dell’intervento: la Viminata, ovvero un intreccio di verghe di legno e paletti verticali e la Graticciata, una struttura di pali orizzontali e sostegni verticali. Entrambe le opere sono state posizionate perpendicolarmente alle linee di pendenza. Il loro compito? Frenare la forza dell’acqua, trattenere il terreno e prevenire il lavamento superficiale che rende fragili i versanti, specialmente dopo il passaggio degli incendi. Il cuore del progetto risiede nell’ingegneria naturalistica: una disciplina che sostituisce il cemento con il legno e le piante vive. Grazie ai fondi del progetto di cooperazione transfrontaliera Interreg Resilience (che unisce Italia, Albania e Montenegro).